Parkour Wave | Ringraziamenti e Pensieri
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Ringraziamenti e Pensieri

Tutta ParkourWave, in particolare il consiglio tutto Saiu, Adri, Paloz e Gio e tutto il team, così come tutti gli amici e soci da sempre vicini all’associazione, si stringono in una caloroso abbraccio ai famigliari, a Betta e a tutte e tutti i presenti all’ultimo saluto a Federico, il nostro Gato. E’ stato molto bello vedere una comunità riunirsi, nonostante le distanze fisiche e temporali che ci dividono, in un momento di così forte commozione.


Vogliamo collezionare qua sotto gli scritti legati al mondo del parkour di chi ha testimoniato il suo affetto tramite la lettura di un pensiero o di un evento nel giorno dell’ultimo saluto.

Ancora un grande ringraziamento di cuore a tutte e tutti.

Blane: Sto piangendo mentre scrivo queste parole, ma queste lacrime in particolare non nascono dalla tristezza. Quel tipo di lacrime c’è già stato, è venuto prima. Queste sono lacrime di intensa gratitudine, grato come sono di aver condiviso momenti così preziosi con te. Sono lacrime che derivano da ricordi felici, portati alla mente ancora una volta e osservati da diversi angoli, diverse prospettive. Non ti ho mai chiamato Federico, nemmeno una volta, e non ricordo che tu mi abbia mai chiamato Chris. Eravamo Gato e Blane. Blane e Gato. Nel corso degli anni, sei stato mio studente e sei stato mio insegnante, nel parkour come nella vita. Come spesso accade con i grandi leader, sei stato anche un grande seguace. Quando credevi in qualcosa, ci mettevi tutto te stesso, fino alla fine, con tutto il cuore e quando eri tu al comando, ti avrei seguito fino alla fine del mondo camminando sulle mani, se tu mi avessi detto che era lì che saremmo dovuti andare. Io credevo in te. Quando penso al parkour in Italia, penso a te. Lo farò sempre. Sei stato un faro per la disciplina, una guida che conduceva gli altri al sicuro e sul giusto cammino. L’hai vissuta e respirata con la tua resilienza, la tua umiltà e soprattutto la tua passione. Se qualcuno conosceva Gato, conosceva il Parkour. Ma tu eri più che un maestro nel parkour. Eri l’anima più curiosa che io abbia mai conosciuto e un vero avventuriero. Saremmo stati amici in qualunque cammino della vita se i nostri sentieri si fossero incrociati, ma fortunatamente è stato senza dubbio il parkour che ci ha unito. Questo ci ha portato opportunità ed esperienze uniche. Ci siamo allenati insieme nel mezzo della notte, senza dire una parola per più di un’ora. Abbiamo insegnato, esplorato e ci siamo persi insieme in Cina. Abbiamo riso fino a piangere, più di una volta, e abbiamo fatto le ore piccole bisbigliando discorsi sulla vita e sull’allenamento, come due ladri nella notte. Abbiamo sanguinato insieme e siamo andati avanti, solo per vedere cosa ci fosse dall’altra parte. Amico mio, fratello mio. Il tuo tempo con noi si è esaurito decisamente troppo presto. Sentiremo la tua mancanza ma non ti dimenticheremo mai. Trovo un po’ di consolazione nel fatto di sapere che ho ancora tanto da imparare da te. Ogni studente che hai guidato, ogni amico che hai ispirato: a tutti hai dato un po’ della tua forma e tutti hanno la loro storia da raccontare. Anche io ho le mie, e le condividerò con quelli che ti amavano di più. Farò tesoro di tutte le storie che devo ancora sentire sulla tua vita e sui tuoi insegnamenti. La tua influenza sulla comunità del parkour non avrà fine se tutti continueremo a condividere questi momenti e queste lezioni gli uni con gli altri.

Flavio Monti: Non faccio parte di coloro che hanno avuto la fortuna di conoscere Gato fin da tempi remoti; anzi, a dire il vero, lo conobbi solo in tempi relativamente recenti: per la precisione nel 2015 a Modena in occasione del seminario Adapt. Furono tuttavia sufficienti poche ore trascorse in sua presenza perché ne cogliessi la levatura come praticante, come maestro ma soprattutto come persona. Posso affermare con fermezza che in pochissimo tempo egli divenne per me un riferimento imprescindibile. E non sto parlando solamente sul piano sportivo: già, perché quello che lui faceva, e che noi tuttora facciamo, il parkour, cela una dimensione concettuale ben più ampia di quella in cui si può confinare una mera attività sportiva. Gato fu uno dei massimi pionieri di questa pratica in Italia, e fu senza dubbio figura di riferimento anche a livello mondiale. Dal mio punto di vista, ha sempre rappresentato l’incarnazione di un ideale, l’ideale dell’uomo che ho sempre cercato di essere e che non son mai riuscito a trovare in nessun’altra persona se non in lui: l’uomo a tutto tondo, la personalità eclettica e multiforme, abile nel pensare tanto quanto nell’agire, profondo ma al contempo risoluto, filosofo e guerriero, un uomo capace di costituire una sinergia armoniosa tra vigore fisico e saggezza spirituale. Era una persona capace di un tale senso critico tanto da averci insegnato a pensare altrimenti, e tanto da essersi tracciato un percorso di vita del tutto autonomo e indipendente dalla enormità delle forze esterne che si opponevano alle sue convinzioni più profonde. Gato era tutto questo e molto di più: un atleta, un maestro, un biologo, un ricercatore, uno scienziato, un pensatore, un esploratore, una guida morale, un amico, un leader, un riferimento: uno spirito libero che spero ora possa continuare a vivere nell’infinità delle persone che è stato capace di ispirare nel corso della sua breve ma significativa esistenza. Sono convinto che, fintanto che porteremo avanti con consapevolezza e vigore quel che ci ha trasmesso, la sua esistenza non potrà dirsi effettivamente conclusa: bensì noi rappresenteremo la sua estensione esistenziale nel tempo e al di là del corpo. Gato non se n’è andato: è qui con noi e in noi. Grazie di tutto, maestro; grazie di tutto, Gato.

Albe: Gato è stato per me un maestro e una guida. Ho infatti avuto la fortuna di essere suo allievo e di scoprire così l’incredibile ricchezza del parkour. Di lui mi ha sempre colpito l’innata capacità di scavare a fondo nelle questioni e di riuscire a far emergere sempre qualcosa di significativo, grazie ad una mente brillante ed un pensiero lucidissimo. Senza dubbio questo lo rendeva un grande ricercatore. A questo univa una straordinaria capacità di relazionarsi con le persone. Nonostante l’atteggiamento riservato riusciva a conquistare chiunque avesse davanti grazie al suo sguardo magnetico, nel quale spesso ho cercato un cenno di approvazione, e ai suoi modi intransigenti ma in fondo anche gentili. E questo invece lo rendeva un grande insegnante. Un insegnante attento e preciso, in grado di donare consigli mai banali e soprattutto di trascinare con il suo silenzioso esempio. Il suo approccio al parkour trascendeva la semplice pratica sportiva per avvicinarsi a qualcosa che potremmo chiamare filosofia. Allo stesso modo la sua influenza superava i confini dello sport, rendendolo una figura di riferimento per molti. Io ho conosciuto Gato durante l’adolescenza, un periodo in cui si cercano questi punti di riferimento e dei modelli da seguire per orientarsi nel mondo e trovare una traiettoria. Non ho dubbi sul fatto che sia stato lui a ricoprire questo ruolo per me. La sua traiettoria, elegante e grintosa, è stata una costate fonte d’ispirazione e penso che molti dei suoi allievi possano dire lo stesso. Confesso che in certi momenti, forse con un po’ di ingenuità, mi sono trovato a pensare “cosa farebbe ora Gato?”. Ora Gato non c’è più, ma sono sicuro che questa domanda continuerà a guidarmi per molto tempo.

Maffio: Ricordo benissimo la prima lezione con Gato. Era settembre 2010, in palestra eravamo una decina di persone. Era l’inaugurazione del corso e quindi c’era un piccolo aperitivo di carote e sedano in perfetto stile ParkourWave. La prima cosa che vidi e mi convinse a rinanere fu l’eleganza dei movinenti di Gato. Ai miei occhi sembrava la persona più forte del mondo. Quando ho iniziato a praticare parkour avevo 14 anni e adesso che ne ho 22 vi assicuro che un quattordicenne timido e insicuro, come ero io, non poteva chiedere di meglio che passare i sei anni successivi con Gato come sensei. Ricordo che dopo il primo anno di pratica alcuni di noi gli regalarono un’orrenda maglietta con scritto qualcosa del tipo “grazie per averci insegnato a vivere”. Lui si fece una risata e partì sfottendoci, dicendo che eravamo esagerati e probabilmente aveva ragione. Ma gli anni successivi capimmo che non c’era niente di esagerato in quella frase. Gato non è stato solo un eccellente maestro di Parkour, ma un eccellente maestro di vita. Una persona incredibilmente sensibile e morale, con dei principi forti ed equilibrati che nel tempo ha saputo passarci con delicatezza e attenzione, senza mai forzare la mano. Sono sicuro che Gato ha condizionato la vita di tutti i suoi allievi in modo indelebile, ma parlando personalmente Gato ed i suoi insegnamenti mi hanno definito come persone. Tutti gli obiettivi che adesso riesco a raggiungere e le difficoltà che riesco a superare, come questa, li devo a lui. E nonostante non ci sia più, i suoi insegnamenti sono così universali che mi accompagneranno per tutto il corso della vita. L’altra settimana sono caduto mentre praticavo e nonostante lui non fosse lì con me sapevo benissimo che mi avrebbe insultato come solo lui sapeva fare, e per questo non smetterò mai di ringraziarlo.

Associazione Vittorio Arrigoni e Parkour Gaza Era il 28 dicembre 2014 quando insieme a Gato e ad altri compagni e compagne di Bergamo, Roma e Milano abbiamo superato il valico di Erez per entrare nella Striscia di Gaza insieme. Federico “Fetz” insieme alla sua crew di Bergamo aveva il compito di dirigere i workshop di parkour da Jabalia a Khan Younis, i ragazzi della Striscia di Gaza facevano a gara per esibirsi davanti a lui. Una missione non facile… Ricordiamo con il sorriso che la serietà e la disciplina di Gato sono state dolcemente scosse dalla turbolente voglia dei parkouristi gazawi di spaccare il mondo. Quella luce lui l’aveva colta e fatta sua. In pochi giorni la forza degli allievi e la rigorosa capacità di Gato han dato vita ad uno scambio che sarà tra i più efficaci di quell’anno. Se i parkouristi di Gaza sono arrivati dove sono crediamo il merito sia un po’ anche suo. Ci troviamo nella striscia in questo momento. La notizia della tua scomparsa ha travolto tutti: dai ragazzi e le ragazze del Centro Vittorio Arrigoni al PK GAZA. Attraverso il parkour decine di ragazzi sono riusciti a vivere ed immaginare una vita migliore, tu assieme al tuo team siete stati l’inizio di un’avventura bellissima che tutt’ora va avanti e continua a dare motivo a tanti di “buttarsi”, come insegni tu. Fetz per sempre