Error type: "Forbidden". Error message: "The request cannot be completed because you have exceeded your quota." Domain: "youtube.quota". Reason: "quotaExceeded".

Did you added your own Google API key? Look at the help.

Check in YouTube if the id parkourwave belongs to a username. Check the FAQ of the plugin or send error messages to support.
Parkour Wave | Il ruolo rituale dello sport
Join the Rebellion
Parkour Wave
51773
post-template-default,single,single-post,postid-51773,single-format-standard,cookies-not-set,qode-core-1.0.3,ajax_fade,page_not_loaded,,brick child-child-ver-1.0.0,brick-ver-1.5, vertical_menu_with_scroll,smooth_scroll,side_menu_slide_with_content,width_470,wpb-js-composer js-comp-ver-4.6.2,vc_responsive

Il ruolo rituale dello sport

Il Corriere della sera ha trattato di recente un problema a nostro parere molto rilevante nell’ambito dello sport odierno: quale sport scegliere?

I genitori, i ragazzi e i bambini non hanno gli strumenti necessari per prendere decisioni oculate, né vi sono guidati.

L’articolo fornisce dei consigli pratici su come comportarsi e pone l’accento sui pericoli da cui guardarsi. Assume inoltre come corretto che il bambino venga stimolato a provare diverse attività fino all’età di dodici anni, e solo in seguito possa cominciare a scegliere in autonomia. Fa luce anche sull’importanza della motivazione, tenendo in considerazione la vicinanza degli impianti sportivi e gli interessi personali. Conclude sottolineando la rilevanza della lotta contro sessismi e razzismi, promuovendo lo sport in ogni sua forma, aprendolo a tutti e tutte.

Il processo di scelta descritto sembra semplice e, in prima analisi, piuttosto banale. Ad uno sguardo più approfondito, al contrario, si inserisce in un discorso che rimanda a temi di risonanza più ampia: il dropout giovanile, il doping, le discriminazioni, le interferenze politico-economiche, le scommesse sportive, la violenza.

L’articolo citato ci ha fornito uno spunto di riflessione per esaminare in modo più globale l’intera questione del ruolo dello sport nella società odierna. Paradossalmente la tesi che ne è emersa è che la nostra società non ne abbia più bisogno!
Ma facciamo un passo indietro… Come è nato lo sport attuale?

Possiamo pensarne la nascita con le prime olimpiadi moderne volute da De Coubertin alla fine del XIX secolo. A quel tempo, il loro ruolo era chiaro: permettevano infatti di incanalare l’odio delle guerre e il desiderio di agonismo dell’uomo in attività pacifiche, proprio come avveniva secoli prima in Grecia. Se fin dall’inizio non furono in grado di impedire i conflitti, né tantomeno di essere attuate in modo ideale, rappresentarono comunque un esempio virtuoso ed ebbero un ruolo determinante nella scrittura della storia.
La mancata partecipazione ai Giochi poteva essere utilizzata per attirare l’attenzione verso un problema sociale, o per lanciare dei messaggi politici. I primi che lo utilizzarono in questo modo furono Paesi Bassi, Spagna e Svizzera che rifiutarono di parteciparvi in segno di protesta per la repressione da parte sovietica della rivolta ungherese del 1956; inoltre anche Cambogia, Egitto, Iraq e Libano li boicottarono a causa della Crisi di Suez . Negli anni a venire, manifestazioni del genere furono messe in da altre nazioni, come ad esempio gli USA, la stessa Russia, la Corea del nord.

Sono stati spesso messi in luce i legami politici del CIO (Comité International Olympique) anche con dittature.
Per quasi tutto il XX secolo le Olimpiadi rappresentarono davvero uno strumento utile: hanno aiutato a gestire equilibri fra nazioni, a proporre lo sport come alternativa al conflitto, a dare visibilità e rilevanza alle discipline motorie.

Ma veniamo a noi.

Con l’inizio degli anni ’90, la fine della guerra fredda ed un periodo di pace più duratura a livello internazionale, le olimpiadi diventarono uno strumento sempre più di “lusso” e sempre meno di “necessità”; con esse lo sport moderno stava abbandonando il suo tradizionale ruolo rituale.
Ma come mai quindi, questa visione dello sport rimane ancora predominante oggi? La risposta è da ricercarsi nel business, non in un effettivo bisogno delle popolazioni. Lo sport “capitalistico” è ora carico di disvalori, che si riflettono negativamente sul carattere e il fisico di chi lo pratica. A trainarlo è l’esasperata ricerca del talento come unico mezzo per sostentare il sistema (in quanto portatore di profitto); questa sembra essere l’unica ragione per insegnare un’attività motoria. Dunque lo sport è diventato iperspecializzazione, e fenomeno di dominanza mediatica. Questo non induce alcun tipo di cambiamento educativo a lungo termine ma provoca uno specialistico aumento di abilità nemmeno più legato all’antico bisogno di supremazia fra le nazioni. Come in una catena industriale, dare valore solo al gesto e al proprio ruolo limitato provoca alienazione e allontanamento. Lo sport moderno è diventato un calderone per investimenti collaterali, spesso compiuti a scapito degli atleti (basti pensare al fenomeno doping).

Il bisogno di muoversi invece è qualcosa di connaturato all’essenza stessa dell’uomo e non è incanalabile in alcuna categoria. Esisteva prima dell’invenzione degli sport e rimarrà anche in seguito ad una loro possibile scomparsa. Al giorno d’oggi viste le condizioni di parziale assenza di contenuto dello sport, sempre più nuove discipline si stanno scoprendo essere collegate a questa cultura di movimento. Alcuni esempi sono rappresentati dalla diffusione di arti marziali, delle cosiddette discipline del benessere o olistiche, dello yoga, di branche che derivano da subculture (come quella hip hop), di espressioni provenienti dalle diverse comunità di pratica, spesso presenti in modo sotterraneo, in ogni parte del mondo (come la capoeira brasiliana, il pencak silat indonesiano, il kathak indiano). Tra i protagonisti di questa riscoperta di dinamismo personale e sociale il Parkour gioca proprio un ruolo di primo piano. L’arte dello spostamento da qualche tempo ormai sta contribuendo ad introdurre sempre più persone a questa vasta dimensione di attività fisica, libera da vincoli e pressioni esterne e fatta di scelte autodirette.

Ma come abbiamo visto non è la sola pratica in grado di raggiungere questo scopo. L’attività motoria non si esaurisce con la singola disciplina, in quanto è fenomeno di accrescimento e socializzazione. È importante focalizzarsi su questo principio comune per ampliare sempre più gli orizzonti della comprensione del bisogno di movimento. Seguendo questa linea anche le discipline sportive possono essere rivisitate e riempite di nuovi contenuti, questa volta davvero educativi. È questa la vera sfida dello sport odierno, diventare forse per la prima volta nella storia un mezzo slegato da obiettivi nascosti e promotore di qualità importanti per lo sviluppo individuale in relazione con quello comunitario.

Se non possiamo tracciare con certezza uno scenario futuro in cui si affermi una vera e propria cultura del movimento globale, possiamo rilevare però la sua tendenza all’espansione.

Se vi interessa l’articolo del Corriere della sera del 29/8/2015 potete trovarlo qui e qui.

Bibliografia:

– Atkinson, Young, 2008 “Deviance and Social Control in Sport”, Human Kinetics.
– Beamish, Ritchie, 2006. Fastest, Highest, Strongest: A Critique of High-Performance Sport. Routledge, 270 Madison Ave, New York, NY 10016.
– Downey, 2015. “Qualitative Research-2015-Downey-183-200.pdf”, Macquarie University, Ryde, Sydney, NSW 2109, Australia.
– Ghelli, 2010, Lo Sport nella pratica delle Relazioni Internazionali: lo sfruttamento a fini politici, la diplomazia tra Stati, l’Ideale Olimpico, Tesi in scienze politiche, Università degli studi di Trieste.
– Porro. 2001. -Lineamenti di Sociologia dello Sport- Carocci editore.
– Budd 2001. Capitalism, Sport and Resistance: Reflections, Frank Cass, London, pp 1-18.
– Heinemann K., Puig N., (1996) -Lo sport verso il 2000. Trasformazioni dei modelli sportivi nelle società sviluppate- In: Sport & Loisir – Storie, pratiche, culture. 1/1
– Angels, “Ciné parkour”, 2011
– Hassandra, Goudas, Chroni, 2002. “Examining factors associated with intrinsic motivation in physical education: a qualitative approach”, Psychology of Sport and Exercise, 4, 211-223.
– Schurr, “Physical Education”. 1975. Minneapolis, Minnesota: Burgess Publishing Co.