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Parkour Wave | ADAPT ITALIA UISP, DA UN ALTRO PUNTO DI VISTA
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ADAPT ITALIA UISP, DA UN ALTRO PUNTO DI VISTA

Dunque, per chi di voi non lo sapesse, ADAPT è un percorso di formazione per insegnanti di Parkour. Il programma di qualificazione ADAPT è stato creato come risposta alla rapida e diffusa espansione della disciplina del parkour nel mondo, che spinge le persone a imitarne i movimenti senza un adeguato allenamento e senza la comprensione e la preparazione necessarie. Un gruppo di praticanti di alta esperienza, inclusi alcuni dei fondatori di questa arte, si è riunito per creare un set di standard di allenamento attraverso il quale i praticanti possano qualificarsi per trasmettere i principi e i movimenti fondamentali dell’arte dello spostamento in maniera adeguata, con competenza ed in sicurezza.
Fino a qualche giorno fa l’unico modo per intraprendere questo percorso era di recarsi a Londra, dove ParkourUK organizza bimestralmente i corsi di livello 1.
Finalmente, dopo quasi tre anni di impegno e progetti da parte di alcuni gruppi italiani (tra i quali ricordiamo in particolare Rhizai, Momu, MilanMonkeys e ParkourWave) siamo riusciti a portare ADAPT in Italia. Non solo: siamo riusciti a farlo diventare standard qualitativo in UISP, uno degli enti di promozione sportiva più importanti della penisola. Vittoria? Un pochino, forse.. ma è solo l’inizio: siamo pur sempre al gradino 1.

In tre giorni, un gruppo di sessanta tra praticanti e neofiti, è stato condotto lungo un percorso ricco di esperienze pratiche e di discussioni. I temi principali trattati spaziavano dai più teorici quali la storia della disciplina e lo Spirito del Parkour a quelli più pratici come le tecniche di condizionamento e di warmup-cooldown, passando per concetti importantissimi quali il coaching e la gestione del rischio. Le varie aree sono state trattate attraverso lavori di gruppo, dettagliate spiegazioni da parte di Blane e Dan (i formatori inglesi di Parkour Generations) e scenari pratici creati ad hoc che permettevano ai corsisti di applicare subito i concetti emersi in precedenza. Nel frattempo anche noi tutor avevamo da fare. Gianpaolo, Flow, Ax e io (i quattro istruttori italiani di livello 2) abbiamo avuto modo di misurarci con questa nuova esperienza: imparare ad insegnare ad insegnare!
Questa prima esperienza di ADAPT in Italia è stata sicuramente di grandissimo valore formativo.. e per me soprattutto!

Ci sono alcune considerazioni in ordine sparso che tenevo a fissare.

Innanzitutto mi è dispiaciuta molto l’assenza di un traduttore professionista: sono stato quindi eletto traduttore universale dell’evento (vigliacchi!). Oltre che asciugarmi in tutti i sensi, so per certo che non tutte le sfumature e i concetti sono stati passati. Inoltre il tempo dilatato (per dire le stesse cose in due lingue ci vuole il doppio) ci ha impedito di soffermarci su dettagli importanti e di coprire aree che abbiamo solo potuto accennare. Dai miei ricordi del livello 1 londinese riemergono concetti chiari che in questa occasione, invece, sono rimasti un po’ abbozzati.

L’esperienza della formazione insegnanti mi è molto piaciuta, nel complesso. Mi ha sicuramente dato modo di riflettere sui miei errori comuni e sulle mie lacune come coach. Tanto quanto non c’è modo migliore di capire bene una tecnica che quello di spiegarla a qualcun’altro, così mi è sembrato che passare 3 giorni a fornire dettagliati feedback ad un gruppo di aspiranti assistenti istruttori possa aiutare me ad essere un insegnante migliore.

Credo che la sessione sullo Spirito del Parkour abbia lasciato un segno duraturo anche nei freddi cuori inglesi. L’esuberanza e l’entusiasmo, due tra le caratteristiche maggiormente positive del carattere italiano, unite alla disciplina e alla determinazione del parkour, hanno prodotto un effetto dirompente!
Durante la dura sfida proposta da Blane, resa ancor più severa dal divieto di parlare, è emersa la musica. In maniera inaspettata e spontanea è partito un ritmo tribale, prodotto dai praticanti in attesa che battevano le mani e i piedi. Questo ritmo condiviso ha prodotto un energia che ha colpito tutti, anche i più scettici, come un pugno, e ci ha aiutati a condividere la forza necessaria per terminare la sfida. So che parole o video non rendono giustizia a quel momento di vera magia, solo chi era presente può davvero capire. Dico solo che dopo 40 minuti di ritmo ipnotico, il proprietario della sala bingo sotto la palestra è salito chiedendoci di smettere perchè i clienti terrorizzati erano fuggiti temendo un terremoto!

E a 5 minuti dalla conclusione del corso, pochi attimi prima della consegna delle dispense con le valutazioni, Dan mi ha comunicato che avrei potuto firmare le ultime due lezioni supervisionate. Shbam, tra capo e collo mi è arrivata una delega al livello 3. Implicazioni e nuove responsabilità mi rimbalzavano nella testa mentre balbettavo la spiegazione delle valutazioni e del tirocinio. In realtà mi rimbalzano in testa ancora adesso!

Nel complesso, ho apprezzato molto la grande partecipazione: la nostra prima vittoria. Anche l’impegno durante gli estenuanti giorni di fuoco è stato alto e costante da parte di tutti. Credo che UISP da una parte e Parkour Generations dall’altra siano rimasti molto soddisfatti di questo esperimento. Noi tutor siamo contentissimi e ci auguriamo che questo possa essere l’inizio di un percorso lungo e fruttuoso, che serva a salvaguardare sia la qualità e la sicurezza che l’essenza unica del parkour (che così facilmente si perde per strada). Forse anche gli italiani possono essere all’avanguardia nel mondo, almeno per qualcosa!

Gato

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